mercoledì 18 giugno 2014

Prima di aprire le porte della nostra abitazione a un pet pensiamoci bene

Soffio e Fiero
L'arrivo in famiglia di un pet, sia un cane che un gatto che un coniglio o qualsiasi altro animale, rappresenta di sicuro un momento speciale, denso di emozioni e carico di aspettative...
Ecco, appunto le aspettative. Proprio perché queste non rimangano deluse è bene fare una scelta responsabile prima di procedere all'inserimento di un qualsiasi essere vivente nel nostro nucleo.
Certo il periodo dell'anno, non è quello maggiormente propizio per parlare di adozioni, acquisti, ma si presta molto meglio a diffondere le stime delle cifre inerenti il numero di animali abbandonati nel nostro Paese come avviene ogni estate. A Milano, ad esempio, già si parla di un abbandono al giorno. A Roma, dove imperversa la guerra contro Marino per la delibera "ammazzacanili", non è possibile fare neppure i conti...

Allora, iniziamo noi per primi questi conti a farli dalle nostre coscienze. Comprare un cucciolo, anzi trovare l'occasione del prezzo ribassato, al di là di ogni giudizio etico - morale (chi, infatti dà il diritto ad un essere umano di poter vendere o acquistare un altro essere vivente?) deve aprire la mente ad un altro tipo di riflessione. Ma da dove verrà il nostro piccolino? Sarà in buone condizioni? La sua salute sarà come ce la sta prospettando il venditore o magari quello che risparmiamo sul prezzo di acquisto poi dovremo reinvestirlo nelle cure del veterinario?

Innanzitutto teniamo presente che la maggior parte dei "cuccioli occasione" in vendita provengono dall'est Europa, affrontano viaggi lunghissimi per arrivare fin qui e sono allontanati dalla madre davvero troppo presto (ovviamente la madre è solo una "fattrice - produttrice di reddito" per chi traffica in animali e, di conseguenza, non può proprio perdere troppo tempo a crescere i piccolini!!!). Ora la domanda è: può un cucciolo che ci arriva in queste condizioni star bene di salute? Forse, se siamo assolutamente fortunati si. Seconda domanda: può questo essere un cucciolo e, quindi, successivamente un adulto equilibrato? Ecco, qui la situazione si complica. Il distacco precoce dalla madre, l'allontanamento forzato anche dal resto della cucciolata, l'essere immediatamente sbattuto in un portabagagli insieme a decine di altri animali, non sono certamente una bella esperienza. Anzi, sono il sicuro preludio di un disturbo post traumatico da stress o un disturbo d'ansia, proprio come quello che vivrebbe qualsiasi essere umano sottoposto agli stessi maltrattamenti.

Se questo ancora non vi ha convinto ad optare per la scelta di un'adozione e non di un acquisto, è da evidenziare anche la denuncia fatta dall'Associazione Earth qualche giorno fa, di cuccioli nati attraverso la pratica del cosiddetto "accoppiamento forzato". Ossia: si lega la cagna (stressata per i numerosi accoppiamenti o ancora non matura per riprodursi e avere cuccioli sani) e la si immobilizza; poi si introduce il pene del maschio al suo interno, così da poterla fecondare. 
Ottima soluzione per avere una produzione a ciclo continuo di piccoli di cani e gatti, che sul mercato valgono una bella somma. Ma vale davvero la pena di barattare tanta sofferenza con la scelta di volere un cucciolo di razza?

I due mici della fotografia, Soffio e Fiero, sono solo una piccola parte della mia "famiglia allargata" e non sono certamente animali di razza, ma semplici e stupendi gatti europei. La loro è la storia di un abbandono, di un lancio all'interno di un cassonetto, probabilmente proprio perché privi di pedigree, quindi di valore economico, e, alla fine, di un salvataggio da parte dell'Associazione Angeli a Quattro Zampe. Tra i due, chi ha pagato maggiormente lo scotto della leggerezza umana è stato Fiero, che ha perso quasi completamente la vista. Soffio, invece, ha una spiccata sensibilità alimentare, quindi deve sempre essere nutrito con estrema attenzione, per evitare di creargli danni gastro-intestinali.

Già, ma in fondo che importanza ha la vista, anzi no la vita di un comune gatto europeo?
Ne ha tanta..chi conosce i gatti, chi vive con loro, sa perfettamente quanto sanno donare di sé e quanto sanno amare i loro compagni umani. Come anche fanno i cani, i conigli, le cavie e qualsiasi animale a cui si dà la possibilità di esprimere il suo affetto, alla propria maniera e nel suo modo, rispettando a pieno la diversità.

Il cuore non ha una razza, né uno standard da rispettare, né un pedegree...il cuore è cuore e basta. Impariamo a riconoscerlo oltre ogni pelliccia, mantello, colore, altezza al garrese...sta là e pulsa e vibra ad ogni nostro piccolo gesto. Così la prossima volta che guardiamo negli occhi un animale cerchiamo di incontrare la sua anima, la sua essenza e non la sua forma, perché questo è un limite umano e solo umano.