martedì 27 gennaio 2015

4 febbraio 2015: prima giornata nazionale delle vittime della malasanità animale

- Lea -

Nel nostro Paese, tra gli altri, esiste anche un significativo vuoto legislativo per quel che concerne la professione veterinaria e, più in particolare, faccio qui riferimento all'assenza di obbligo di dover fornire certificazioni o anche di far firmare il consenso informato quando si ha a che fare con gli animali (in realtà il mio veterinario mi ha sempre fatto firmare il consenso prima di fare un'anestesia ai mie pelosetti, si vede che fa parte della parte sana di questa sanità).

Conseguenza di una tale scelta amministrativa è che, nel caso in cui il veterinario commetta un errore o in qualsiasi condizione di malasanità animale, il proprietario non ha in mano alcuno strumento per poter rivendicare i propri diritti e verificare se il suo piccolo o grande amico a 4 zampe sia stato curato come si deve oppure se sia stato vittima di un errore umano...

La morte di un animale è una perdita importante per una famiglia, per un single (pensiamo agli anziani soli, che trovano nell'affetto di un cane o di un gatto un calore inestimabile, ma anche la possibilità di essere ancora utili a qualcuno che dipende da loro), per chiunque viva e condivida la propria esistenza insieme ad un pet, quindi non è corretto che, oltre al dolore del vuoto, in alcuni casi, si debba sperimentare anche quello del dubbio.
- Demos, splendido amico volato sul ponte qualche anno fa -

E così si è deciso di dedicare la giornata del 4 febbraio proprio alle vittime della malasanità animale. L'idea di istituire questo giorno della memoria per i pet che ci hanno lasciato è susseguente al disegno di legge della senatrice Serenella Fuksia, risalente al 14 maggio 2014, nel quale viene indicato l'obbligo anche per i veterinari di stilare una certificazione attenta e puntuale del proprio operato.

Si tratterebbe davvero di un passo avanti significativo per un Paese, in cui i maltrattamenti a carico degli animali sono sempre più frequenti, tanto da essere a volte anche ignorati dalla cronaca per la non più eccezionalità del loro accadere.

E proprio sulla scia di un caso di malasanità è nato il sito Mai più come Lea, dedicato ad una cagnolina, appunto Lea, che è stata vittima di un fenomeno di malasanità, in cui sono coinvolti più veterinari, in cui gli accertamenti non sono stati chiari, in cui l'epilogo è stata un'operazione, che ha portato poi l'animale a morire dopo due soli giorni. Caso fortuito? Truffa? Evento sfortunato? Chissà...unica certezza è che Lea ha lasciato un grande vuoto nei suoi padroni, che - per fortuna - hanno deciso di non farsi fermare dal dolore, ma di andare avanti per far luce sulla vicenda.

Oggi esiste anche una pagina facebook dedicata a Lea, all'interno della quale è possibile trovare sia il testo che l'indirizzo di posta elettronica, a cui inviare le proprie segnalazioni in merito a questa tematica.

Speriamo che con il tempo ci siano sempre meno casi di malasanità animale, perché, accanto a chi fa della professione veterinaria un lavoro come tanti altri, esistono, per fortuna, anche dei professionisti seri, che, quando indossano il loro camice, ricordano che hanno scelto prima di tutto uno stile di vita e poi un lavoro, per cui mettono in quel che fanno oltre alle competenze specifiche anche il proprio amore per gli animali.

La perdita di un amico a 4 zampe è sempre un evento doloroso, che lascia il segno nella vita dei propri amici umani. Una cuccia vuota quando si rientra a casa, un miagolio in meno, quattro zampette che non ti corrono più incontro sono davvero un depauperamento del cuore, quindi sottovalutare l'importanza della salute e della vita di un animale significa ucciderlo due volte.