sabato 26 novembre 2016

Quando il cuore cessa di battere, tutto intorno diventa silenzio. Una notte di servizio delle Guardie Zoofile NOA


- Ciotola dell'acqua -

 Attenzione: le foto presenti nell'articolo contengono immagini forti, quindi, non guardatele se siete persone impressionabili!

Non è stata una notte facile quella affrontata ieri dalle Guardie Zoofile NOA A. Parlavecchio, M. Donato e K. Razzovaglia e dell'aspirante guardia Giulia L. E, purtroppo, questa non è neanche una storia con un lieto fine, ma forse –o anzi proprio - per questo va assolutamente raccontata.

Tutto ha inizio con una segnalazione ricevuta da una signora, che, mentre viaggiava in treno, ha notato dal finestrino un cane malandato, legato a catena, in una buia campagna di Marcellina, un piccolo abitato vicino Tivoli.
Uno spettacolo davvero pietoso, che ha spinto immediatamente la donna a chiamare le guardie zoofile per richiedere il loro intervento.

La serata di certo non era delle migliori da un punto di vista climatico, né tanto meno lo era la zona descritta, buia, isolata e vaga, come giustamente vago può essere un punto di riferimento osservato per pochi istanti dal finestrino di un treno in corsa.

Ma tutto ciò non ha certamente fatto desistere il nucleo delle Guardie Zoofile NOA, che, senza pensarci troppo su, si è immediatamente messo in azione.

Come primo tentativo, quindi, si è cercato di identificare la casa, passando dalla parte delle campagne. Impresa ardua di giorno, tendente all’impossibile di notte. Per cui dopo numerosi giri e sopralluoghi, si è deciso di intraprendere un altro percorso e di passare direttamente sui binari della ferrovia, per riconquistare il punto di vista della passeggera, che poco prima aveva denunciato quanto visto.

E così, anche qui con non poca fatica, finalmente le Guardie Zoofile hanno identificato l’abitazione e soprattutto il povero cane, legato a catena e steso a terra inerte.

Immediatamente è scattata allora la richiesta di soccorso. Prima tappa la stazione del Carabinieri, che, però, non hanno potuto essere d’aiuto perché avevano la macchina impegnata in un’altra operazione. A volte il destino è beffardo e mette a dura pazienza chi lo affronta, ma non sempre ha la meglio e, così, le Guardie Zoofile non si sono arrese e si sono dirette alla stazione di Polizia, dove hanno finalmente trovato aiuto.

Da qui è scattato immediatamente l’intervento congiunto. La casa, dove era stato avvistato il cane, fatiscente e forse abusiva, ha accolto le Forze dell’Ordine in tutto il suo grigiore. Al suo interno tre generazioni di abitanti si sono rimpallati le responsabilità prima della proprietà e poi anche della responsabilità del cadavere del povero cane, che – all’arrivo delle Guardie Zoofile - giaceva a terra, in evidente stato di denutrizione, senza neppure una ciotola d’acqua e legato a catena. Eh già, questa non è una storia a lieto fine come preannunciato.

Infatti, per il cane - come potete vedere dalla foto - non c’è stato niente da fare. Il sedicente padrone ha affermato che l’animale aveva un tumore, ma non è stato mai fatto vedere da un veterinario e, di conseguenza, non ci sono certificazioni mediche a comprovare il tutto, e che non era assolutamente deperito, avendogli dato da mangiare due giorni prima. Due giorni…che tristezza e quanta povertà d’animo!

 In alcuni casi non è, davvero, facile frenare la rabbia. Sentire queste frasi per chi vive insieme ai propri animali, per chi divide con loro letto e divano, per chi non sa resistere alla tentazione di allungargli un biscotto quando può, ecco parole come queste sono delle stilettate profonde, che arrivano dritte al cuore e che lasciano segni indelebili.


Perché prendersi un cane quando poi non lo si vuole? Perché relegare una vita ad una catena, come se quella vita fosse un qualcosa di cui possiamo disporre e non, invece, che appunto un’esistenza?
Lasciar morire di fame un animale è un omicidio e, dunque, un reato!
Così la pensano anche le Guardie Zoofile che si costituiranno parte civile nel processo, che verrà fatto contro il proprietario del cane.

E con le prima luci dell’alba, anche la lunga notte delle Guardie Zoofile si è finalmente conclusa. Ognuno si è così incamminato lentamente verso la propria casa e ognuno ha portato con sé un carico di dolore in più. Parlando con loro ho sentito forte quella sofferenza vibrante, che emerge quando l’impotenza ci attanaglia nella sua morsa, imbrigliandoci come in una fitta rete, dalla quale serve sempre del tempo per riuscire a liberarsi veramente.

Il loro non è un compito facile, perché chi ama gli animali non può davvero riuscire a capacitarsi di fronte e fatti come quello appena descritto.

Uccidere un cane così, lasciarlo morire di fame, legato ad una catena, da solo, in giardino…tutto ciò ha un solo nome: crudeltà! Potrei pensarci ore e ore, ma non troverei nessuna altra parola per descrivere quest’inspiegabile ferocia umana, che riconosce solo in se stessa la propria giustificazione.

Un grazie di cuore va alla signora che ha fatto la segnalazione. Chissà quanti altri passeggeri prima di lei avranno osservato quello stesso cane sofferente, senza neppure vederlo. Perché per riconoscere la sofferenza bisogna avere la capacità empatica di sapersi mettere al posto dell’altro, chiedendosi cosa stia provando in quel momento e lei lo ha fatto. Ha riconosciuto quanto dolore stava provando in quel momento un cane ed ha subito chiesto aiuto!

E’ vero, per questa povera creatura non c’è stato nulla da fare, ma se non altro la denuncia al proprietario sarà da deterrente in caso gli venga in mente di prendere altri animali con sé.
Ora bisognerà attendere il processo!

E, nel frattempo, le Guardie Zoofile continueranno a rispondere alle segnalazioni e a cercare di mettere in salvo tutti quegli animali, che non hanno alcuna colpa se non quella di aver incontrato sul loro percorso la persona sbagliata.

Chissà se il cane morto stanotte aveva almeno un nome. Chissà se ha mai ricevuto una carezza. Chissà se è mai stato lasciato libero di correre. Infiniti chissà che resteranno senza un perché…Ora, se non altro riceverà giustizia.

Sabrina Rosa