mercoledì 11 aprile 2018

Volontariato animalista: piccolo manuale di sopravvivenza per arrivare vivo a fine giornata



Lo chiamano volontariato quindi cosa vuoi che sia? Passi qualche volta in un rifugio, porti tre o quattro scatolette agli animali sfortunati e, al limite - ma solo se davvero vuoi sentirti buono e bravo -, fai anche una piccola donazione.

Il tutto a tempo perso, perché è solo volontariato! Quindi poche semplici azioni e via...il gioco è fatto!

Magari fosse così! Chissà quanti di noi hanno cominciato proprio partendo da queste semplici aspettative e poi si sono trovati risucchiati nel vortice del volontariato animalista,una sorta di tsunami, che richiede davvero tanto equilibrio per non rischiare di essere travolti e schiacciati.

zooplus.it
Il burn out è una condizione che ben conosce chi opera, a vario titolo, nel Terzo Settore (il no-profit tanto per intenderci) e i volontari animalisti di certo non ne sono immuni. Se dovessimo tradurre il termine in modo preciso dovremmo parlare della condizione del bruciarsi.

Ossia di quella condizione in cui si viene letteralmente assorbiti da quanto si sta facendo, fino a non aver più le forze per tirarsene fuori, fino a non comprendere più dove finisce la propria vita privata e dove inizia il volontariato, in altre parole fino a trovarsi svuotati di ogni energia, per cui bisogna per forza di cose, poi, mollare tutto.

Ecco perché è bene seguire poche, ma fondamentali regole, per sopravvivere.

  1. IL VOLONTARIATO E' UNA PARTE DELLA NOSTRA VITA, MA NON DEVE ESSERE LA NOSTRA VITA. Detta così sembra una frase più che logica, ma spesso la pratica porta a deluderci. Bisogna stare attenti a non farci prendere dall'entusiasmo eccessivo, per cui è bello fare qualcosa per i nostri amici animali, ma questo deve essere una delle tante occupazioni e non il centro della nostra quotidianità o rischiamo il burn out
  2. IL VOLONTARIATO SERVE PER AIUTARE GLI ALTRI, NON PER COPRIRE I NOSTRI PROBLEMI.  Nota dolentissima questa. Quante persone si gettano nel volontariato (e bada bene, non sto parlando solo di quello con gli animali, perché in oltre venti anni di lavoro nel sociale di casi ne ho visti!) proprio per sfuggire ai propri problemi? Tante! E quanti danni fanno? Tantissimi!Lo sappiamo bene tutti noi. Sono quelli che si lanciano nelle battaglie all'ultimo sangue, che diventano estremisti, che il più delle volte non risolvono, ma anzi creano problemi e questo proprio non va bene. Per affrontare e superare le difficoltà ci sono gli psicologi e non gli animali, che già hanno le loro difficoltà e non necessitano, quindi, anche di sobbarcarsi delle nostre.
  3. IL VOLONTARIATO VA FATTO CON IL CERVELLO PRIMA E CON IL CUORE POI. Può sembrare davvero cinico, detto così, ma riflettiamo un attimo su un tristissimo, ma concreto, dato di fatto: non possiamo salvare tutti. Sarebbe bello poter trovare una soluzione per ogni condizione disperata, con la quale si viene in contatto, ma bisogna sempre fare i conti con la realtà e fermarsi quando è necessario. Ci sono volontari che riempiono le loro case di animali, fino allo stremo. Ottima azione, certo, nessuno può dire il contrario, ma va davvero bene? va bene per gli animali, che si trovano a vivere ammassati uno sull'altro, spesso poco curati e nutriti? Va bene che si smetta di avere relazioni e ci si getti totalmente in questo (perché ricordiamoci che la cura degli animali richiede tanto tempo)? Sono domande alle quali non mi sogno minimamente di dare una risposta, ma sulle quali riflettere insieme a voi. Il fenomeno dell'accumulo seriale di animali (chiamato tecnicamente animal hoarding) è in forte crescita e questo dovrebbe essere per tutti noi un campanello d'allarme.
  4. IL VOLONTARIATO E' CONDIVISIONE E COLLABORAZIONE, NON COMPETIZIONE E GUERRA. Già, quante volte assistiamo sui social a diatribe senza fine tra l'associazione A e l'associazione B, ma anche tra l'associazione C e l'associazione D? O tra le volontarie gattare e quelle canare o conigliare (che termini orribili anche solo da scrivere!), che si gridano in faccia le proprie opinioni, ognuna ferma sul proprio punto di vista, senza minimamente ascoltare l'altra? Questo atteggiamento è esattamente quanto di più lontano esista dal concetto stesso di volontariato. Il volontariato - quello autentico, basato sul prendersi cura di qualcun altro e non sul bisogno di apparire - deve poter contare sulla collaborazione reciproca, proprio perché è incentrato esclusivamente sulle nostre forze e risorse personali. Inutili le battaglie o le competizioni, perché non portano a nulla e soprattutto non aiutano i nostri amici a quattro zampe. Al contrario la rete di solidarietà è la vera forza del Terzo Settore, quindi più risorse variegate e diversificate in campo significa proprio più possibilità di trovare una soluzione.
  5. IL VOLONTARIATO RICHIEDE COERENZA. Tra le mille follie di facebook, c'è chi mi
    ha scritto che fa il volontario con i cani, ma la domenica va a caccia di cinghiali, perché i cinghiali - in base alla sua personale visione del mondo - sono nati per questo. Ecco qui, secondo me, qualcosa proprio non va. Che differenza c'è tra un cane ed un cinghiale? Per me nessuna. Sono due vite e basta! E penso la stessa cosa rispetto a chi salva cani e gatti, ma si nutre di altri animali, del loro dolore e della loro sofferenza, come se fosse la cosa più naturale del mondo scegliere si tenere alcune specie animali sul divano ed altre nel piatto. Lascio una riflessione aperta poi su chi si occupa di conigli e mangia comunque altri animali, perché i conigli al momento sono ancora considerati animali da reddito, esattamente come vacche, capre, pecore, suini, quindi qui l'incoerenza diventa ancor più incisiva.
  6. IL VOLONTARIATO NON DEVE RIMANERE INTRAPPOLATO NELLE "ETICHETTE". Ultimo punto o forse il primo della lista. Quando si sceglie di fare seriamente il volontario nel mondo animalista significa che dentro la propria anima si ha una visione della vita, che fa la differenza. Significa che il rispetto per qualsiasi essere vivente viene messo al centro e tutto il resto è solo contorno. Quindi le etichette "canaro", "gattaro", "conigliaro" e chi più ne ha più ne metta, che senso hanno? Gli animali sono animali, al di là delle forme in cui appaiono su questa terra e quindi vanno protetti, amati e curati tutti nello stesso modo.
Insomma la vita del volontario non è facile, ma che senso avrebbe la nostra quotidianità se venissero meno il rispetto e la voglia di prendersi cura del pianeta, che ci sta ospitando?

Concludo, quindi, con un grazie a tutti quelli che fanno volontariato e scelgono di farlo con il cuore, perché credono nelle potenzialità dell'essere umano nella sua parte migliore.

Gli animali sono tutti uguali e tutti ugualmente vanno amati!

E accanto a questo grazie, anche una sana avversione, che cresce ogni giorno di più, per coloro che invece fanno volontariato per apparire, per dimostrare di essere qualcuno.

Ecco, con infinita modestia, mi permetto di consigliare a queste persone di fare altro: palestre, ricostruzione unghie, tinta ai capelli.

Sono questi gli strumenti a vostra disposizione per migliorarvi fisicamente, non gli animali, perché loro migliorano l'animo e molti di voi non sanno neanche di cosa si sta qui parlando!