mercoledì 21 gennaio 2015

Il microchip del cane: cos'è e a cosa serve

- Speed (foto di Marco Baldi -


Smarrire il proprio cane, perderlo durante una passeggiata o in un parco o mentre si fa una corsa al mare dovrebbe essere un'evenienza davvero rara, un caso estremo direi...ma a volte può succedere e, allora, cosa si deve fare?

Innanzitutto è fondamentale agire sulla prevenzione, quindi, non appena si prende un piccolo o grande amico a quattro zampe è obbligatorio farlo microchippare dal proprio veterinario (così come prevede la normativa nel Lazio (Legge Regionale 21 ottobre 1997 n. 34, Ordinanza Ministeriale 6 Agosto 2008) ed è buona norma mettergli un collare con medaglietta di riconoscimento, indicante il nome del cane e i recapiti telefonici del o dei padroni...

- Ginevra (foto di Marco Baldi)
Se quando si prende un cane, questo ha già un microchip si deve fare un passaggio di intestatario, ma se il cane ancora non lo possiede bisogna rivolgersi al veterinario. Quest'ultimo non farà altro che introdurre, con una specifica siringa, nell'area laterale del collo del cane una piccola capsula di vetro, ovviamente biocompatibile, lunga 11 millimetri, attraverso la quale l'animale potrà poi essere identificato, mediante un codice composto da 15 cifre leggibile con un apposito lettore.

Tale operazione consente l'iscrizione del cane e del padrone all'anagrafe canina e aiuta, proprio in caso di smarrimento del cane, a ritrovare il suo amico a due zampe. Ossia il microchip non funziona come un GPS, per cui non può essere identificato il luogo fisico dove si trova l'animale. Però, se qualcuno trova un cane, lo si può riportare al suo proprietario, mediante la lettura del dispositivo.

La consultazione dell'anagrafe canina è è libera; basta andare sulla pagina del Ministero della Salute specifica per i microchip, inserire il codice a 15 cifre e da qui si potrà conoscere l'anagrafe di provenienza del cane. Ovviamente bisogna possedere il lettore microchip per poter procedere a quest'operazione, ecco perché bisogna rivolgersi agli organi competenti.

Per legge il microchip deve essere inserito nel corpo del cane entro il secondo mese di vita dell'animale; trascorso questo periodo di tempo si incorre in una multa, che è variabile a seconda della regione di residenza.

Il costo di applicazione del microchip anche varia a seconda della regione, in cui si vive. In linea generale, nei primi due mesi di vita dell'animale, non si sostengono costi aggiuntivi, ma solo quello base del dispositivo, se si effettua tale operazione presso la ASL (anzi in alcune regioni è gratis l'applicazione del microchip in questo lasso di tempo).

Trascorso il secondo mese, invece, come già accennato, saranno solo gli ambulatori medici veterinari a poter applicare il microchip, facendo anche pagare una mora per il ritardo, oltre al costo del dispositivo e a quello della prestazione. Nel Lazio è necessario fare un versamento di 8,00 euro, mediante bollettino postale, e con questa ricevuta si fa poi richiesta al veterinario di applicazione del dispositivo.

Per poter far richiesta di microchippatura del proprio cane, la persona deve essere maggiorenne, deve avere con sé un documento di riconoscimento e il codice fiscale, deve aver la residenza nella regione in cui sta chiedendo di effettuare tale operazione, non deve avere precedenti penali (anche se questo punto è abbastanza dubbio, perché il veterinario come può accertare ciò?).

Non si può applicare il microchip ai cani che hanno un tatuaggio ancora visibile o che hanno già un altro microchip, a meno che questo non sia deteriorato. In quest'ultimo caso bisogna fare apposita segnalazione. In ogni caso dal 1 gennaio 2005 il microchip è diventato l'unico sistema di identificazione valido per i cani.