lunedì 26 gennaio 2015

Sentenza storica in Francia: primo processo per abuso e crudeltà ad un produttore di foie gras



Dopo la recente notizia della vittoria delle associazioni nel processo contro Green Hill, un'altra storica sentenza torna a far sperare gli animalisti e tutti coloro che credono nel valore della vita, a prescindere dalla forma in cui questa decida di manifestarsi: in Francia, lo scorso giovedì, un produttore di foie gras ha dovuto rispondere dell'accusa di "abuso grave e crudeltà" di fronte al Tribunale Penale della cittadina di La Roche-sur-Yon.

La vicenda andava avanti, ormai, da oltre un anno, ossia da quando alcuni attivisti dell'associazione L214 Ethique & Animaux, nell'autunno 2013, erano riusciti a filmare di nascosto diversi allevamenti di oche, che sottoponevano questi animali alla tecnica del gavage, ossia dell'alimentazione forzata di cui abbiamo già parlato qualche mese fa. Un atto di vera e propria crudeltà verso questi animali, costretti a nutrirsi con una sonda oltre ogni limite, pur di portare all'esasperazione il funzionamento del loro fegato e ottenere, in tal modo, il tanto prelibato paté di fegato d'oca, piatto forte della tradizione francese, ma non solo.

A finire sotto accusa sono state, così, alcune delle aziende, che collaborano con il marchio Ernest Soulard, uno dei principali fornitori dei più rinomati ristoranti parigini. La notizia non è passata inosservata, tanto che alcuni chef di fama mondiale, come il britannico Gordon Ramsay o Joel Robuchon, hanno deciso di bloccare ogni acquisto di prodotti provenienti da tali allevamenti.

Roland Tonarelli, direttore di Ernest Soulard, nel suo atto di difesa parla di un fotomontaggio, affermando che non si tratta delle sue aziende, che non sono i suoi gli allevamenti riportati nel video.

Hélène Thouy, avvocato dell'associazione L214, ribadisce, invece, la veridicità del video ed evidenzia l'importanza del riconoscimento della crudeltà del fatto da parte della legge, perché questo sarebbe un primo fondamentale passo sulla riduzione della pratica di gavage, peraltro già riconosciuta come illegale in moltissimi Paesi.

La sentenza ci sarà il prossimo 19 marzo e la Ernest Soulard, se riconosciuta colpevole, rischia una pena pari a trentamila euro di risarcimento danni e due anni di reclusione.

Rispetto alle notizie di maltrattamento, di uccisioni o di torture nei confronti di animali, che quotidianamente si leggono sui giornali, rimbalzano sui social network e si diffondo attraverso le immagini televisive, eventi come quello della chiusura di Green Hill o di questo processo sono, forse, solo una piccola goccia in un oceano di sangue, ma sono comunque un qualcosa.

Ogni vita sottratta alla sofferenza, ogni cuore risparmiato alla vivisezione, ogni animale messo al sicuro dalla crudeltà (il più delle volte davvero vana o - ancor peggio - finalizzata solo al piacere umano, proprio come nel caso delle oche e del loro fegato utilizzato per guarnire i crostini) è una piccola vittoria. Una vittoria non solo degli animalisti, di chi si schiera dalla parte dei più deboli, di chi crede ancora che non si può andare avanti con quest'ottusa visione antropocentrica dell'esistenza, perché così lontano non si arriva di sicuro...ma una vittoria di chi apprezza la sua parte "umana" nel senso più nobile del termine.

Con il tempo stiamo dimenticando che abbiamo un compito come esseri umani: proteggere chi dipende da noi, a partire dai cuccioli (evito ogni retorica sul fatto che se si arriva a gettare nei cassonetti un figlio, allora davvero non c'è speranza per altri animali non umani) per poi sostenere ogni animale più debole e che crede in noi.

A marzo vedremo come evolverà questa vicenda. Nel frattempo continuiamo a collezionare gocce di speranza..magari quell'oceano smetterà di accrescersi con il sangue di animali innocenti e tornerà ad essere limpido e cristallino, come solo il cuore di un amico a 4 zampe sa essere.