martedì 24 marzo 2015

Curiosità - Il linguaggio della coda dei gatti

- Trilly e Soffio -

I gatti ci parlano anche con la loro coda, ci dicono molto di sé usandola, quindi è bene conoscerne il significato, soprattutto per evitare imbarazzanti errori di comunicazione.

Quando un gatto, al nostro rientro a casa, ci viene incontro con la coda dritta e la punta piegata in avanti, ci sta dando il bentornati, ossia è contento di vederci, è ben disposto ad accoglierci e pronto a farsi coccolare.

Se,invece, la coda è piegata in giù, con la parte terminale sempre rivolta verso l'alto, il micio sta dicendo che è rilassato e non teme pericoli o intrusioni da parte nostra.

Al contrario quando vediamo che il gatto ha la coda immobile, tesa, con la punta che vibra ripetutamente, è bene stare attenti, perché significa che è molto agitato, irrequieto e pronto all'attacco, se ci avviciniamo.

Sintomo di paura è, poi, una coda portata in basso, quasi a strusciare il suolo, accompagnata anche da un arruffamento del pelo e, spesso, dall'emissione di un suono gutturale e continuo. In questo caso, il gatto è sulla difensiva, quindi qualsiasi gesto che lo spaventa ulteriormente, può diventare un incoraggiamento all'aggressione.

Dunque, la coda del gatto dice davvero tanto su quello che il nostro piccolo amico a 4 zampe sta vivendo in un determinato momento. L'errore che più spesso si compie è quello di leggere i movimenti della coda felina alla stregua di quelli della coda canina, ma così non è assolutamente.

Infatti, mentre nel cane una coda scodinzolante è un inequivocabile sinonimo di gioia, di compartecipazione e di disponibilità verso il suo padrone, nel gatto, lo stesso movimento, è, al contrario, manifestazione di rabbia, di paura e anche di disagio.

Ciò spiega, quindi, una delle tante difficoltà che sperimenta, all'inizio, una relazione di convivenza tra un cane ed un gatto. Infatti, si tratta di due animali con un linguaggio specie specifico ben diverso, per cui c'è bisogno di tempo perché questi imparino a conoscere ognuno la lingua dell'altro.

Ben lo sanno coloro che hanno in casa cani e gatti; osservarli giocare, interagire, scambiarsi segnali può davvero insegnare moltissimo sulle relazioni interspecifiche, sull'incontro tra culture differenti, tra linguaggi diversi. Un incontro, che come gli animali ci insegnano, non è impossibile, ma richiede tempo, pazienza e, soprattutto, tanta voglia di conoscere l'altro.