giovedì 14 dicembre 2017

Serial killer dei gatti di Roma, una storia dalle tinte sempre più fosche



Sembra proprio non si riesca a mettere la parola fine a questa storia della serial killer dei gatti a Roma. Tutti sanno chi è, tutti sanno dove abita, tutti sono a conoscenza della sua patologia psichiatrica, che la spinge all'accumulo compulsivo di oggetti e di animali, eppure nessuno fa nulla. O meglio le istituzioni stanno là e non fanno nulla di decisivo, mentre i volontari continuano ad investire tempo e risorse individuali per trovare una soluzione.

Dopo numerosi sollecitazioni da parte dei cittadini (eh sì perché non dimentichiamolo, i volontari sono in primis dei cittadini), qualche giorno fa, dunque, nuovo blitz in casa della donna, che tuttavia non era presente, avendola vista qualcuno allontanarsi in tutta tranquillità dalla propria abitazione verso le 7.30 del mattino con due bustoni, con un intervento programmato per le 8.00. Strana coincidenza indubbiamente, ma fin qui non entriamo ancora in pensieri maliziosi.

La porta viene, quindi, aperta con la forza e all'interno della casa degli orrori viene rinvenuto un solo gatto (che vedete nella foto in alto). Dove sono finiti tutti gli altri? La donna li ha uccisi e poi si è sbarazzata dei loro corpi (ma questo modus operandi non è completamente in linea con il suo disturbo) oppure qualcuno l'aveva avvisata e, dunque, ha spostato al momento i gatti?

In ogni caso si sgombera la casa, ma nulla viene fatto nei confronti della sua occupante. Niente TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), niente ASO (Assistenza Sociale Obbligatoria), nulla di nulla. E, allora, perché procedere con questo intervento?

zooplus.itForse per tacitare gli animi, visto che, nei giorni precedenti, era stato programmato un flash mob da parte dei volontari sotto la casa della donna per il 9 dicembre, poi revocato proprio in attesa dell'intervento istituzionale?

E veniamo al gatto salvato. Come da normativa, l'animale, una volta recuperato, viene portato da una guardia zoofila (quindi un agente di polizia giudiziaria) a Muratella e qui viene rifiutato. Ossia, un'altra istituzione comunale (sempre e comunque pagata con i soldi di noi contribuenti) si rifiuta di fare il proprio dovere e il povero gatto - caso mai non bastasse quello che avrà subito fino ad ora in balia di una persona psichiatrica -  è costretto ad andare prima a casa di una volontaria, per essere poi trasferito in un'oasi, a spese dei privati.

Ora la domanda è: perché il gatto non è stato accettato a Muratella? Altra coincidenza che venga rifiutato proprio un gatto proveniente dalla casa degli orrori?

Chi come me è appassionato di criminologia sa bene che una coincidenza di per sé è già strana, ma due non sono ammissibili in alcun modo.

Qui ci sono troppe coincidenze. Senza contare l'allontanamento della donna dalla propria abitazione, esattamente poco prima dell'arrivo delle Forze dell'Ordine.

Perché nessuno fa nulla in questa storia? Perché si continuano a sprecare risorse pubbliche per mettere in scena degli interventi, che non hanno nulla di concreto al loro interno, se non la voglia di apparire.

E, a proposito di quest'ultima, tralascio la mia personale opinione verso tutti coloro che sono apparsi in questi giorni per dire come sono stati bravi in questa storia...Ma bravi in cosa? Gente che fino ad oggi non si è mai vista e che ora scende in campo tentando di prendersi i meriti. Che povertà d'animo!!!

E così ora quale sarà la prossima mossa?

La donna continuerà a prendere gatti, ceduti probabilmente da chi ancora non ha capito che la sterilizzazione è un dovere morale ed etico e non un di più, per cui fa accoppiare gli animali e poi regala i cuccioli al primo, che incontra! E se il primo che passa è lei, il destino per quest e povere anime è già segnato.

I volontari continueranno a portare avanti la loro battaglia in prima linea, senza mai arretrare, come fanno da anni.

E le istituzioni? Continueranno a fare da spettatori silenti? Ma dove sono i servizi sociali? Dove l'amministratore di sostegno della donna? Dove, soprattutto, il DSM (Dipartimento di Salute Mentale)? Possibile che serva la tragedia per far smuovere qualcuno?

E il  mondo animalista continua a seguire ogni giorno questa vicenda, sempre più con ansia crescente. Ormai tutti aspettiamo la parola FINE e, a questo punto, davvero non si può e, soprattutto, non si vuole tornare indietro.

Questa donna va fermata!!!