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giovedì 16 novembre 2023

Uno stallo di nome...Canetto



Per chi non sapesse cosa sia uno stallo è presto spiegato: si tratta del dare ospitalità per un periodo di tempo limitato ad un animale, che ha già una sua sistemazione o che comunque ne sta cercando una. 

Chi invece mi conosce sa una cosa indiscutibile: io sono la persona meno adatta al mondo per fare stalli, perchè tutti i miei stalli, anche se concordati per due giorni massimi di permanenza, hanno ormai un proprio nome e vivono con me da vari anni, come Mirna, Tea, Schizzo, Soffio e chi più ne ha più ne metta.

Questa premessa era doverosa, anche perchè nella vita bisogna sempre conoscere i propri limiti, a volte sfidarli e poi, se proprio  non si riesce, arrendersi e fare altro. Ma siccome io sono una di quelle che, malgrado tutto e tutti, comunque persevera, da qualche tempo mi sono imbarcata nell'avventura di dare disponibilità per prendere in stallo un cane, e così lo scorso anno, proprio in questo periodo ho vissuto la mia esperienza con lui....Canetto

Un microbo, che aveva già adozione quando è arrivato in casa mia e che è stato con me e con il resto della mia famiglia multispecista per qualche tempo, perchè doveva operarsi e fare degli accertamenti, prima di raggiungere la sua mamma umana.

Dunque in un freddo pomeriggio di dicembre dello scorso anno è iniziata così la mia avventura con Canetto. Ora badate bene che Canetto un nome suo ce l'aveva (si chiamava Giumbolo per l'associazione e Gigio per l'adottante), ma io mi sono rifiutata sin da subito di usarlo ed ho preferito Canetto per mettere tra me e lui una "sana distanza"! Distanza che penso a livello emotivo ed affettivo sarà durata si e no un'ora, perchè non appena è arrivato con quello sguardo smarrito, le sue tre zampe funzionanti ed una infortunata, le cicatrici di una vita sul muso e nell'anima si è subito annullata e così è entrato a pieno titolo a far parte della mia famiglia pelosa.


Dopo qualche giorno di naturale smarrimento, Canetto si è integrato a pieno titolo all'interno del branco dei nani terribili di casa mia, anche perchè vengono tutti dallo stesso canile lager del sud e si sa che chi ha condiviso le stesse esperienze poi si riconosce con un semplice sguardo.

Piano piano ha anche iniziato a fidarsi, a salire sul letto ed a prendersi coccole e carezze senza più stare in piedi e pronto alla fuga, ma rilassandosi sdraiato e scodinzolante.

Sotto quella pelliccia soffice, il suo cuoricino piccolo batteva con una forza che quasi faceva rumore quando stavamo nel silenzio della notte, in sintonia con i tanti altri cuoricini che dormono con me ed allora mi chiedo: ma come si fa a non sentire l'amore, che queste creature provano per noi umani e soprattutto come si fa a far loro del male?


Sempre chi mi conosce sa che io sono una gattara doc, di quelle che impazziscono per i felini, completamente schiava della loro bellezza ed affascinata dalla loro capacità di farsi amare per il semplice fatto di esistere. Se scoprissi qual è il segreto della loro magia, di sicuro sarei una donna più felice e forse con qualche sassolino in meno nella scarpa, ma per ora mi accontento di averli vicini e di farmi cullare dalle loro fusa. 

Eppure - perchè c'è un "eppure" anche nelle storie d'amore più estreme - i cani mi smuovono sentimenti forti, diversi da quelli che mi suscitano i gatti e che spesso mi rapiscono, perchè sento forte dentro di me il loro bisogno di avere una guida, di affidarsi e di fidarsi ed è proprio questo che li rende fragili nella maggior parte dei casi nei confronti degli umani. 

- Canetto e Speed -

Eh si perchè i cani sono spesso vittime di maltrattamenti, di abbandoni, di sfruttamento ed io mi chiedo sempre cosa penseranno in questo caso, perchè chi viene tradito ne esce distrutto. Ma, anche se feriti nell'animo, i cani sanno ancora credere che possa rinascere un amore, tanto che si mettono in gioco e ricominciano la loro storia con un umano diverso, speranzosi che sia finalmente la persona giusta e soprattutto l'occasione giusta per essere felici.

Ho imparato molto negli anni da Speed, il mio amico a quattro zampe, che è arrivato oramai bel 13 anni fa a casa mia folle, ferito nel corpo e nell'animo, poco incline a fidarsi (ed a ragione), forse anche incredulo che potesse farlo; tuttavia con gli anni il nostro rapporto è cambiato, cresciuto, io stessa, che nella maggior parte dei casi ho i suoi stessi timori verso il prossimo, con lui ho sperimentato sensazioni che forse mai nessun essere umano ha saputo trasmettermi. 

Spesso tra noi basta un solo sguardo per capire un intero mondo di pensieri e di emozioni, che nessuna parola al mondo potrebbe mai definire.

 

E dopo di lui è comparsa Trilly, schiva, timida, con quella voglia di carezze, che contrasta ancora con la paura del contatto troppo ravvicinato; con lei una sfida continua e forse infinita perchè a volte probabilmente lasciarsi andare diventa impossibile, si può al limite aspirare a stare sereni e penso che per lei sia proprio così.

Ma devo dire che è grazie a Speed e Trilly che ho deciso di lanciarmi nella sfida Canetto, pensando che nessun cane al mondo merita di vivere in quell'inferno di cemento grigio dove erano prigionieri tutti e tre. Nessuno mai!  

E così, proprio nel periodo in cui è stato con me, Canetto è stato operato e successivamente, non appena è tornato in piena forma, ha raggiunto la sua vera mamma e la sua nuova casa.  Non è stato facile lasciarlo andare, ma so che di lui mi rimarranno per sempre le passeggiate insieme, le coccole di sera mentre guardavamo la televisione tutti insieme, il suo abbaiare a tutti per difendere il resto del branco di nani rumorosi e soprattutto lo sguardo intenso, che mi ha lanciato dalla macchina di una volontaria dell'associazione, mentre andava in clinica e che è una di quelle scene stampate nel cuore, che poi non si cancella mai più.

Gli ultimi giorni vissuti insieme li abbiamo dedicati a coccole, ripresa fisica e soprattutto tanto, tanto amore, perchè poi è quello che resta dentro di ognuno di noi. 

Quando mi chiedono chi me lo fa fare, quando mi parlano di "sacrifici" penso spesso che il mondo o lo si vive o lo si subisce; se si decide di viverlo, non sempre si scelgono strade in discesa, è vero, ma senza dubbio si possono scegliere compagni di viaggio speciali ed i mei hanno quattro zampe, una coda ed uno sguardo profondo, che ripaga ogni singolo sacrificio fatto e lo rende un momento unico e speciale.

Mi rimane solo una cosa da fare...devo dire grazie a Giulia, che grazie a Un tesoro di cane, mi ha coinvolta in questa avventura e che mi ha permesso anche di vivere quelle emozioni che io stessa solitamente rifuggo per prima (in fondo nulla è per caso e penso che Trilly non sia arrivata fino a me senza un motivo), perchè non sono brava con i saluti, mi fa male dire addio e gli arrivederci mi intristiscono!

E ancora di più devo dire grazie a Livia, che è stato il vero angelo accanto a Canetto, diciamo le sue ali per viaggiare e il suo porto sicuro quando di è svegliato dall'anestesia, insomma senza di lei non sarebbe nemmeno stato facile tutto questo.

Il momento dei saluti non è stato semplice per me...lacrime senza dubbio e quella tristezza velata nel cuore, frammista alla gioia di sapere che sarebbe stato felice, perchè finalmente sarebbe diventato Gigio e piano piano si sarebbe fatto il giusto spazio per aprire la porta a Canetto due, che ancora non so chi è e dove sta, ma di sicuro aspetta da qualche parte del mondo.

Ora siamo di nuovo a dicembre ed è tempo di aprire una nuova gabbia, di aprire anche il cuore ad un nuovo amico che  ha bisogno di un angolo di pace transitorio, prima di raggiungere il divano che lo renderà un cane felice per il resto della sua vita...


@ brinarosa70



domenica 2 febbraio 2020

Fine pena...MAI!

Chi compra un animale commette un doppio errore. Intanto un errore etico e morale, perché l'amore non si compra e non si vende, ma si conquista un giorno dopo l'altro. E, poi, un errore logico, perché per ogni animale acquistato, un altro muore in un canile o gattile e una fattrice continua ad essere sfruttata fino allo stremo delle sue forze.



Chissà perché nell'immaginario collettivo quando pensiamo all'inferno, ce lo raffiguriamo tutti come un luogo all'interno del quale è il colore rosso a dettare le regole, il calore rovente a controllare il ritmo dell'eternità e la presenza di persone, che si sono macchiate nell'anima per colpe di vario genere, a popolare lo spazio.

E, invece, no. L'inferno è altro e non è poi così lontano da noi. L'inferno è un luogo freddo ed umido, dove è il grigio a definire i limiti di uno spazio angusto, in cui sono costretti a vivere cani, che non si sono macchiati di alcuna colpa al mondo, se non quella di essere nati in balia dell'uomo. E così, innocenti proprio per non aver commesso il fatto, sono invece condannati ad un fine pena mai.

Ecco l'inferno è il loro mondo sulla terra, un angolo di pianeta dimenticato, sfruttato da chi quello spazio lo chiama "luogo di lavoro" e non sa più vedere il dolore e la sofferenza, che lo caratterizzano, né, tanto meno, ascolta ormai i latrati disperati, che bucano l'anima e che porti via con te, quando varchi il cancello e riprendi la strada verso casa...Una strada che non è più quella stessa che hai percorso nel viaggio di andata, perché sei tu che non sei più uguale a prima!

Eh si, perché davvero l'inferno lo porti con te, risenti gli  odori di corpi violati e lasciati al loro marcire, rivedi quegli spazi stretti ed angusti, che non hanno altra tonalità se non il grigio scuro, su cui risaltano esclusivamente due chiazze di triste colore: il verde dell'acqua da bere, che ristagna nelle ciotole da chissà quanto tempo, e il marrone della carne, che fa venire il voltastomaco anche solo a guardarla, ma che per chi è condannato all'ergastolo prende, purtroppo, il nome di "pasto".

E, poi, senti i latrati profondi ed incessanti, che squarciano il silenzio di un posto, che sorge lontano dalla città, come se non ascoltare, così il non vedere rendesse possibile cancellare un problema..Ma in questo noi esseri umani siamo imbattibili, come ci piace raccontarci che tutta va bene, mentre invece le cose proprio non vanno affatto.

E, una volta sulla strada di casa, porti con te anche quegli sguardi pieni di speranza, quelle zampe che sbattono contro la rete invalicabile, confine freddo tra un'anima ferita e il resto del mondo, ma soprattutto porti con te quelle code, che ancora riescono a scodinzolare quando ti avvicini a loro e, allora, sì che senti il cuore smettere di battere per un secondo, perché avverti in te tutta la vergogna di appartenere ad un genere terrestre, che sta perdendo la sua empatia e non vede oltre il prezzo di una vita...Una sorta di baratto tra se stessi e un destino, che appare ineluttabile, anche se ancora qualcuno cerca di dargli una sferzata netta e decisa...

Il senso di impotenza, che si prova davanti a tutto ciò, è così tanto avviluppante, che non basta nemmeno portare via, a fine giornata, alcune anime da là, saperle in salvo, renderti conto che hai scelto quelle più fragili, che forse non avrebbero avuto altre possibilità o sarebbero morte, in pochissimo tempo, per malattie già in corso..Malattie ignorate all'inferno, perché tanto che senso ha dover sanare piaghe o dedicare un'attenzione in più ad un cane anziano quando l'unica cosa che conta è il denaro? Un giorno in più di presenza di ciascun animale è un'entrata per la struttura, poi come si va avanti non importa...


Era da tanto tempo che non scrivevo più nulla, ma, dopo una notte di immagini forti, che risalivano con forza alla mente, mentre sentivo il calore di tutti e due i miei cani addosso alla mia pelle, ho pensato che forse lasciare qui le sensazioni provate potesse aiutarmi a trovare un pò di pace...So che non sarà così, so che quello che ho visto forse cambierà ancora una volta il mio modo di fare volontariato, perchè sembra sempre tutto poco rispetto al dolore che esiste nel mondo....
Ma su una cosa avevo bisogno di riflettere e di farlo qui: non si può continuare a comprare un animale, non si può continuare a non sterilizzare, perchè le strutture stanno scoppiano e ci sono migliaia di animali in cerca di una casa e di un calore familiare, che non hanno mai conosciuto...Siamo noi che dobbiamo cambiare tutto e spero che qualcosa si inizi davvero a fare...

E tutto ciò lo devo a Speed, già devo il tutto ad un cane, strano no? Pensiamo sempre di essere noi umani a definire il senso di ogni cosa, ma lui è, invece, il filo conduttore di questa mia storia..Lui che mi ha fatto rincontrare la persona che lo ha salvato ed entrare in questo mondo insieme anche a lei, lui che ogni giorno mi insegna la forza dell'amore e della fiducia, lui che quando ha paura, con il suo sguardo terrorizzato, mi ricorda ancora che una parte di quell'inferno è dentro di lui, perchè non si può mai cancellare del tutto il proprio passato...

Ognuno di noi può fare la differenza adottando, condividendo appelli, facendo volontariato in canile, offrendo stalli...insomma le opportunità non mancano, a noi la scelta e soprattutto la scelta di essere umani nel senso più autentico e profondo del termine!






mercoledì 6 dicembre 2017

Nuova indagine shock di Animal Equality. Animali macellati ancora coscienti e poi gonfiati usando un compressore (PETIZIONE)


Fonte: Animal Equality Italia

Un vero e proprio macello degli orrori quello in provincia di Viterbo, al'interno del quale i volontari di Animal Equality Italia hanno condotto la loro ultima investigazione.


Ovini e caprini macellati quando erano ancora coscienti e poi gonfiati, sempre da vivi, mediante l'impiego di un compressore.

Queste le immagini riprese dalle telecamere installate di nascosto dagli attivisti di Animal Equality Italia nel corso della loro ultima indagine all'interno di un mattatoio.

Immagini e video duri, che davvero si fa fatica ad osservare fino in fondo senza lasciarsi sopraffare dall'orrore.

Qui la morte fa davvero da protagonista e lo fa nella sua espressione più crudele. Nessun rispetto per la vita di questi poveri animali, ma, al contrario, crudeltà efferata, che davvero diventa intollerabile agli occhi di chi osserva.

Proprio per questo Animal Equality Italia ha lanciato una petizione, che potete trovare a questo link e che chiede norme di legge incriminatrici nei confronti di coloro che maltrattano gli animali durante le fasi di stordimento e di uccisione degli animali.

Dure le parole di Matteo Cupi,  direttore esecutivo di Animal Equality Italia. «Se si vuole aiutare concretamente gli animali, è necessario evitare il consumo di carne o quantomeno ridurlo. Tuttavia, è inammissibile che in una società civile non esistano leggi che puniscano severamente chi tortura gli animali di proposito e senza alcuna necessità. È necessario sollecitare i decisori politici a prendere misure immediate e concrete, volte a prevenire le atrocità che avvengono ogni giorno nei mattatoi italiani.»
zooplus.itAl momento questo macello non è più operativo, chiuso per fallimento (sarà il karma?), ma il problema non è risolto. In quante altre strutture italiane perpetreranno le stesse atrocità sugli animali?
E, soprattutto - mi chiedo -, una volta viste queste scene come si fa a continuare a nutrirsi con la carne, con la sofferenza di altri esseri viventi, con il loro dolore e il loro orrore?
Io ogni volta rimango impietrita e faccio una gran fatica a leggere fino in fondo gli articoli e i reportage, ma spero che, divulgando attraverso il blog, posso essere d'aiuto a far conoscere quanto accade e, quindi, poi vado avanti. 
Ma nutrirsi con queste vittime innocenti è ben altro. Significa aver perso il contatto con la nostra parte più umana in senso stretto, con la nostra empatia, con la nostra capacità di pietas nei confronti delle creature più deboli. 
Ed ora a Natale la strage si intensifica. Speriamo che quest'anno le coscienze siano più sensibili e pronte per farsi un regalo speciale: salvare una vita! Perché i piatti del cenone possono essere riempiti di tantissime pietanze buone e non necessariamente di provenienza animale (ricordo che sì, anche i pesci sono animali!!!)...
Scegliamo il cuore allo stomaco e allora sì sarà Natale per tutti!




giovedì 16 novembre 2017

La Coop e la sua strana concezione di "benessere animale"




Questa mattina, come quasi sempre faccio (o meglio facevo proprio fino ad oggi perché da domani penso proprio che cambierò strada), sono entrata in un punto vendita Coop e così, mentre facevo la fila alla cassa, ecco cosa ho trovato: un depliant in formato A4 e con tanto di cartoncino rigido intitolato Il nostro impegno per il benessere animale non è solo sulla carta.

Infatti esiste anche un sito ufficiale di questa roba, che si chiama Alleviamo la salute.

In copertina immagini di animali cosiddetti da reddito, che posano in bella mostra sotto questo titolo imponente. E qualcosa già qui non quadrava, ma ho comunque dovuto attendere di pagare la spesa, prendere una copia del pamphlet illuminante ed uscire per leggere anche il resto.

Le foto dell'opuscolo le potete vedere qui e la dicono ben lunga rispetto a cosa la Coop intenda per benessere animali. In poche parole la concezione di quest'azienda sul come i nostri amici a 2 o 4 zampe possano vivere bene si fonda sull'idea di dar loro meno antibiotici.

Accidenti che idea geniale!

Soprattutto perché il primo inganno viene proprio dalla foto: al momento si parla solo di polli, non di altri animali come raffigurati sempre nell'accattivante copertina.

Ma soprattutto peccato che, in realtà, alla Coop - come alla stragrande maggioranza dei produttori - non interessi un benché minimo niente degli animali e del loro benessere, ma quello che vogliono far credere di tutelare è solo e soltanto la salute umana.

Perché nutrirsi di carne contenente antibiotici non fa altro che creare il cosiddetto fenomeno di accumulo di farmaci nel nostro organismo, con le ormai ben note conseguenze, che tutti sappiamo e che tanti continuano ad ignorare.

Punto primo quindi si sta parlando, ancora una volta di esseri umani e non di animali! Ossia ancora una volta siamo totalmente centrati sull'atropocentrismo imperante, che non lascia alcuna possibilità di spazio al biocentrismo.

zooplus.it


Punto secondo: tutti, grazie alle inchieste condotte da associazioni come Animal Equality o Essere Animali e ai presidi di Nomattatoio, ma anche grazie a libri quali ad esempio Cowspiracy, ormai siamo consapevoli del fatto che senza antibiotici sarebbe impossibile la concezione stessa di allevamenti intensivi (e in Italia questi sono le fonti principali di carne delle grandi aziende), perché gli animali non sopravviverebbero abbastanza nelle condizioni orrende, in cui sono costretti a vivere al loro interno.

Quindi, torno a chiedermi, di cosa stiamo parlando?

Del nulla, proprio del nulla.

Altro che foto di galline che gironzolano a terra, come quella dell'opuscolo, ma chi vogliono far fessi questi signori? Forse coloro che, comprando e mangiando la carne, leggono quest'illuminante opuscolo e si tacitano al meglio la coscienza, ma la realtà non è questa.

La realtà sono gli allevamenti intensivi, in cui gli animali vivono in condizioni terribili. Tutti sappiamo delle condizioni infernali, a cui sono sottoposti polli e galline: i pulcini maschi il più delle volte sono gettati nel tritapolli (hanno coniato anche un termine per un attrezzo del genere! ci vuole proprio coraggio) o, nel migliore dei casi, debeccati (ossia asportano loro il becco, ricco di terminazioni nervose, per non farli aggredire l'un l'altro), spesso sono stipati in gabbie in cui non possono muoversi, senza mai vedere la luce del giorno.

Da quest'inferno polli e galline escono solo nel momento in cui vengono uccisi, per finire a riempire banchi e scaffali di supermercati, proprio come la Coop.


Ma la cosa più grottesca è la scritta che vedete nella foto qui a destra, Ecco perché il benessere degli animali è nell'interesse di tutti ed immediatamente sotto una foto di spiedini di pollo in bella mostra.

Alla faccia del benessere! Spero di non incontrare mai nessuno che si prenda così tanto cura di me...

Ora ognuno è libero di fare ciò che vuole nella vita, tranne prendere in giro il prossimo. Quindi secondo me questa è informazione ingannevole, materiale commerciale che promuove la vendita di vite senzienti e basta.

Cara Coop non credo sia una bella pubblicità, ma non sta a me giudicare. Un'unica cosa: lo spot La Coop sei tu ecco proprio no, io non lo sono e molti altri credo che la pensino nello stesso modo.

Magari prima di parlare di benessere animale sarebbe bene documentarsi e sarebbe, forse, altrettanto bene essere sinceri e scrivere benessere umano, che questo è poi il fine ultimo della vostra pubblicazione.

Se a qualcuno rimanesse ancora qualche dubbio, inserisco le foto della quarta di copertina sempre dell'illuminante opuscolo. Qui davvero la salute emerge in tutta la sua potenza!




Ora se questo è benessere...il malessere come lo vogliamo definire?

Io ho una mia idea personale di benessere e ve la voglio mostrare con questa foto...che ne pensate?




Sabrina Rosa
lecronacheanimali@gmail.com






mercoledì 22 febbraio 2017

Essere Animali Onlus: un impegno costante affinché un mondo diverso sia possibile



EssereAnimali onlus è una realtà del Terzo Settore, che opera a titolo completamente gratuito per dire NO ad ogni forma di sfruttamento animale.

I suoi volontari si muovono tra banchetti informativi, conferenze, investigazioni all’interno di macelli ed allevamenti per cercare di rendere visibili queste realtà anche a chi fa di tutto per negarle.

Grazie al supporto dei media, poi, in questi ultimi tempi Essere Animali è diventata ancor più incisiva nella diffusione dei propri reportage e così oggi gran parte del mondo animalista sa chi è e cosa fa.

La sede principale dell’organizzazione è a Bologna, in via Antonio Zoccoli 27 – Email: info@essereanimali.org, tel: +39342.0509174, fax: +39051.0544368 e, accanto a questa, operano diverse dei locali che sono nello specifico le seguenti:
Milano
email:  milano@essereanimali.org
tel:  +39 342 0509174
Bologna
mail:  bologna@essereanimali.org
tel:  +39 342 1894500
Brescia
email:  brescia@essereanimali.org

Sul sito di Essere Animali potete trovare foto e video delle investigazioni fatte, ma anche tutte le informazioni utili per diventare volontari e per sostenere tale progetto.
E fin qui la presentazione ci sta.

Ma chi sono i volontari di Essere Animali? E come fanno a sostenere il dolore di veder morire tanti animali, soprattutto quando operano sotto copertura?

Domande che mi sono posta più volte e per le quali alla fine, grazie a Roberto (attivista del gruppo) ho trovato finalmente non solo una risposta, ma molto molto di più….

Ho incontrato per la prima volta i volontari di Essere Animali lo scorso 1 novembre a Thegreenplace in occasione del World Vegan Day. Una giornata iniziata benissimo, tra Camillo, il vitellino scampato dal macello, e Lucia, la pecorella non vedente, entrambi ospiti della struttura, ma conclusasi – almeno per me e per le persone, che erano insieme a me e che mi hanno supportata fino al rientro a casa – in tragedia.
Alla visione dei video trasmessi e dopo aver ascoltato la testimonianza degli attivisti, mi è calato addosso un velo denso di dolore, così forte che per il resto del pomeriggio mi ha intrappolata, impedendomi di respirare, di interagire ancora con chiunque fosse là presente. Del viaggio di ritorno ricordo solo lacrime e il continuare a ripetere, tipo mantra: “Ma come si fa?”.

Ci sono voluti giorni perché riuscissi di nuovo a distogliere il pensiero verso la parte più costruttiva dell’attivismo, continuando sempre a domandarmi come sia possibile che accada tutto ciò.
E così i mesi sono passati e, proprio in occasione del Veggie Planet, ecco di nuovo un intervento di Essere Animali. Ed ecco di nuovo il terrore di rivedere quelle immagini, tra il desiderio di capire da una parte e la voglia di fuggire dall’altra.

Alla fine, come sempre, ha prevalso la prima delle due emozioni. Perché le cose lasciate a metà non fanno parte del mio vivere e soprattutto perché credo fermamente al fatto che nulla capiti per caso, quindi alla seconda occasione non potevo dire di no.

E’ così che ho ascoltato l’intervento di Roberto, i suoi racconti. Le cifre impressionanti di eccidi, di cui ha parlato sono arrivate dritte, senza mezzi termini, come solo i colpi fendenti sono in grado di fare. Ogni anno 13.000.000 di maiali vengono macellati per finire nei nostri piatti. Sempre ogni anno 170.000 visoni sono giustiziati per diventare pellicce. I cavalli, che tanto amiamo, sono costretti a compiere il loro viaggio della morte dai Paesi dell’est in Italia e qui sono macellati. In Francia continuano ancora a consumare foie gras…  

Un bollettino di guerra. Una scia di sangue che, solo a sentirne parlare, il sangue lo fa ribollire a chi sa ancora cosa significhi il rispetto della vita.

E così nella mente mi si sono aperti due scenari. Da una parte gli animalisti che strillano, urlano, si agitano, sembrano sempre arrabbiati con qualcuno (anche a ragione direi), ma nella loro frenesia, diventano poi uguali ai carnefici. Da vittime si trasformano essi stessi in persecutori. Perché augurare la morte a chi a sua volta ha ucciso, crea solo un inutile circolo vizioso dal quale non se ne esce più.
Io di certo non sono un’anima remissiva, chi mi conosce lo sa bene! Ma negli anni (saggezza della vecchiaia!) ho imparato che non fa bene odiare, che si disperdono solo energie, che potrebbero invece essere convogliate in altro, in qualcosa di molto più costruttivo. Rimboccarsi le maniche ed andare avanti…

Quindi continuando a seguire il mio scenario se da una parte – come dicevo poco fa – trovo schierati le orde inferocite, dall’altra eccolo là Roberto, con la sua voce bassa ma incisiva, il suo non verbale pacato e una forza, che sprigiona dalle sue parole, che non richiede un tono urlante per farsi comprendere.

Allora si, qui si chiude un cerchio e così ho deciso di rubargli qualche minuto per saperne di più, dopo aver condiviso con lui la mia precedente esperienza di fronte ai video e la mia, ormai, smascherata incapacità di guardare ancora quelle immagini (per chi non lo sapesse: sono state due volte in un macello quando studiavo veterinaria. Ho sentito e visto immagini indelebili, che non posso cancellare più, ma che non voglio rievocare. Chi è stato marchiato a fuoco dal lato oscuro umano in qualche modo deve difendersi!).



La mia prima domanda allora non poteva che essere: come si fa a portare avanti delle investigazioni e a non rimanere sopraffatti dalla violenza, cadendo nell’umana tentazione di urlare vendetta?

E la risposta di Roberto arriva immediata: oltre ad avere un sostegno psicologico come gruppo – elemento prezioso, anzi direi indispensabile – per comprendere e far arrivare i messaggi “bisogna sempre ricordare che anche noi eravamo come quelle persone alle quali ci stiamo rivolgendo”. Eccolo qui il mio cerchio magico che trova la sua fine nella sua stessa origine grazie a questa visione del volontariato, che è poi la filosofia portante di Essere Animali.

Vendita microspie Roma
Inutile urlare in faccia, offendere come spesso accade quando qualcuno non concorda con una nostra visione, deridere perché l’altro non è tanto sensibile quanto noi.

No, l’atteggiamento da seguire scelto è un altro. 



Mostrare quel che succede perché finalmente l’uomo guardi e non giri la testa dall’altra parte. Rendere consapevoli le persone di quanto accade, senza più nascondersi.
In questo una mano importante Essere Animali l’ha avuta da alcune trasmissioni, come Speciale TG1, Report o anche Piazza Pulita, che hanno supportato l’azione divulgativa, grazie alla quale oggi l’80% degli italiani conosce la realtà degli allevamenti e dei macelli in tutto il suo orrore.
Un lavoro fondamentale, che – come sempre mi racconta Roberto – vive esclusivamente delle donazioni ricevute o del sostegno dei soci, perché Essere Animali è una onlus, che non riceve alcun finanziamento pubblico.
Il costo maggiore non è nelle investigazioni, che non richiedono in sé spese esorbitanti, ma in tutto il resto delle attività che ruotano intorno a queste e che permettono l’informazione e la diffusione delle informazioni.
In poche battute si sono aperti tantissimi spunti di riflessione.

zooplus.it

Sicuramente è vero che è il punto di vista che va cambiato. La forza di un messaggio passa attraverso la solidità della fonte, da cui proviene, e non attraverso la volontà coercitiva di quest’ultima.
La storia ci ha insegnato che la violenza non è mai la risposta adatta o la risoluzione per qualsiasi situazione, che non sia congeniale con la nostra visione del mondo.

Spesso anche le associazioni di volontariato peccano in questo. Intente a farsi la guerra l’un l’altra, per etichettare con il proprio nome il fortunato quadrupede di turno da salvare, mentre urlano ed insultano tutti coloro che animalisti non sono (che poi non è una colpa non essere animalisti, basta solo saper rispettare la vita, poi con o senza animali al proprio fianco come compagni di vita è una scelta soggettiva!), perdono di vista l’obiettivo.

Essere Animali sembra, invece, aver ben chiaro questo obiettivo: basta sfruttamento animale, in qualsiasi forma esso si perpetri.
Se qualcuno volesse diventare volontario non deve far altro che cliccare su questo link.

Grazie da parte mia a tutti i volontari di Essere Animali e in particolar modo a Roberto per il tempo che mi ha dedicato e per le sue parole.
E mi sembra doveroso chiudere con una riflessione del filosofo austriaco Helmut Kaplan: «I nostri nipoti un giorno ci chiederanno: “Tu dov’eri durante l’Olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili? A quel punto, non potremo usare la stessa giustificazione per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo».

Dunque il tempo dell’omertà è davvero giunto al termine!

Sabrina Rosa

sabato 26 novembre 2016

Quando il cuore cessa di battere, tutto intorno diventa silenzio. Una notte di servizio delle Guardie Zoofile NOA


- Ciotola dell'acqua -

 Attenzione: le foto presenti nell'articolo contengono immagini forti, quindi, non guardatele se siete persone impressionabili!

Non è stata una notte facile quella affrontata ieri dalle Guardie Zoofile NOA A. Parlavecchio, M. Donato e K. Razzovaglia e dell'aspirante guardia Giulia L. E, purtroppo, questa non è neanche una storia con un lieto fine, ma forse –o anzi proprio - per questo va assolutamente raccontata.

Tutto ha inizio con una segnalazione ricevuta da una signora, che, mentre viaggiava in treno, ha notato dal finestrino un cane malandato, legato a catena, in una buia campagna di Marcellina, un piccolo abitato vicino Tivoli.
Uno spettacolo davvero pietoso, che ha spinto immediatamente la donna a chiamare le guardie zoofile per richiedere il loro intervento.

La serata di certo non era delle migliori da un punto di vista climatico, né tanto meno lo era la zona descritta, buia, isolata e vaga, come giustamente vago può essere un punto di riferimento osservato per pochi istanti dal finestrino di un treno in corsa.

Ma tutto ciò non ha certamente fatto desistere il nucleo delle Guardie Zoofile NOA, che, senza pensarci troppo su, si è immediatamente messo in azione.

Come primo tentativo, quindi, si è cercato di identificare la casa, passando dalla parte delle campagne. Impresa ardua di giorno, tendente all’impossibile di notte. Per cui dopo numerosi giri e sopralluoghi, si è deciso di intraprendere un altro percorso e di passare direttamente sui binari della ferrovia, per riconquistare il punto di vista della passeggera, che poco prima aveva denunciato quanto visto.

E così, anche qui con non poca fatica, finalmente le Guardie Zoofile hanno identificato l’abitazione e soprattutto il povero cane, legato a catena e steso a terra inerte.

Immediatamente è scattata allora la richiesta di soccorso. Prima tappa la stazione del Carabinieri, che, però, non hanno potuto essere d’aiuto perché avevano la macchina impegnata in un’altra operazione. A volte il destino è beffardo e mette a dura pazienza chi lo affronta, ma non sempre ha la meglio e, così, le Guardie Zoofile non si sono arrese e si sono dirette alla stazione di Polizia, dove hanno finalmente trovato aiuto.

Da qui è scattato immediatamente l’intervento congiunto. La casa, dove era stato avvistato il cane, fatiscente e forse abusiva, ha accolto le Forze dell’Ordine in tutto il suo grigiore. Al suo interno tre generazioni di abitanti si sono rimpallati le responsabilità prima della proprietà e poi anche della responsabilità del cadavere del povero cane, che – all’arrivo delle Guardie Zoofile - giaceva a terra, in evidente stato di denutrizione, senza neppure una ciotola d’acqua e legato a catena. Eh già, questa non è una storia a lieto fine come preannunciato.

Infatti, per il cane - come potete vedere dalla foto - non c’è stato niente da fare. Il sedicente padrone ha affermato che l’animale aveva un tumore, ma non è stato mai fatto vedere da un veterinario e, di conseguenza, non ci sono certificazioni mediche a comprovare il tutto, e che non era assolutamente deperito, avendogli dato da mangiare due giorni prima. Due giorni…che tristezza e quanta povertà d’animo!

 In alcuni casi non è, davvero, facile frenare la rabbia. Sentire queste frasi per chi vive insieme ai propri animali, per chi divide con loro letto e divano, per chi non sa resistere alla tentazione di allungargli un biscotto quando può, ecco parole come queste sono delle stilettate profonde, che arrivano dritte al cuore e che lasciano segni indelebili.


Perché prendersi un cane quando poi non lo si vuole? Perché relegare una vita ad una catena, come se quella vita fosse un qualcosa di cui possiamo disporre e non, invece, che appunto un’esistenza?
Lasciar morire di fame un animale è un omicidio e, dunque, un reato!
Così la pensano anche le Guardie Zoofile che si costituiranno parte civile nel processo, che verrà fatto contro il proprietario del cane.

E con le prima luci dell’alba, anche la lunga notte delle Guardie Zoofile si è finalmente conclusa. Ognuno si è così incamminato lentamente verso la propria casa e ognuno ha portato con sé un carico di dolore in più. Parlando con loro ho sentito forte quella sofferenza vibrante, che emerge quando l’impotenza ci attanaglia nella sua morsa, imbrigliandoci come in una fitta rete, dalla quale serve sempre del tempo per riuscire a liberarsi veramente.

Il loro non è un compito facile, perché chi ama gli animali non può davvero riuscire a capacitarsi di fronte e fatti come quello appena descritto.

Uccidere un cane così, lasciarlo morire di fame, legato ad una catena, da solo, in giardino…tutto ciò ha un solo nome: crudeltà! Potrei pensarci ore e ore, ma non troverei nessuna altra parola per descrivere quest’inspiegabile ferocia umana, che riconosce solo in se stessa la propria giustificazione.

Un grazie di cuore va alla signora che ha fatto la segnalazione. Chissà quanti altri passeggeri prima di lei avranno osservato quello stesso cane sofferente, senza neppure vederlo. Perché per riconoscere la sofferenza bisogna avere la capacità empatica di sapersi mettere al posto dell’altro, chiedendosi cosa stia provando in quel momento e lei lo ha fatto. Ha riconosciuto quanto dolore stava provando in quel momento un cane ed ha subito chiesto aiuto!

E’ vero, per questa povera creatura non c’è stato nulla da fare, ma se non altro la denuncia al proprietario sarà da deterrente in caso gli venga in mente di prendere altri animali con sé.
Ora bisognerà attendere il processo!

E, nel frattempo, le Guardie Zoofile continueranno a rispondere alle segnalazioni e a cercare di mettere in salvo tutti quegli animali, che non hanno alcuna colpa se non quella di aver incontrato sul loro percorso la persona sbagliata.

Chissà se il cane morto stanotte aveva almeno un nome. Chissà se ha mai ricevuto una carezza. Chissà se è mai stato lasciato libero di correre. Infiniti chissà che resteranno senza un perché…Ora, se non altro riceverà giustizia.

Sabrina Rosa


giovedì 27 ottobre 2016

#unitiperangelo Tante le iniziative in corso che mi state segnalando





Eppur si muove...

Non è vero che le persone stanno sempre e solo ferme ad osservare.

Sono tantissime, infatti, le iniziative promosse a favore di Angelo, il cane ucciso a Sangineto (CO), che fortunatamente sembra davvero aver scosso le coscienze.

Nei giorni scorsi, come ricorderete, c'è stata prima l'intervista dell'inviata del programma Le Iene, nel corso della quale, ancora una volta, la violenza, o meglio, il tentativo di farsi forti ha cercato di avere la meglio.

In realtà tutto ciò non ha fatto altro che rafforzare la certezza che qui chi ha commesso il fatto debba pagare.

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Di lì a poco, poi, la risposta da parte della Pro Loco di Sangineto, che ha evidenziato come tutta la popolazione si senta ora messa "in un tritacarne"! Magari, però, questi signori non hanno notato che loro si sentono messi nel tritacarne, mentre Angelo era proprio appeso ad una corda!

Al di là di ulteriori polemiche, ciò che conta è che tutto questo continui a far discutere e, così, alcuni di voi mi stanno segnalando alcune petizioni e manifestazioni, legate proprio ad Angelo, che ora voglio condividere con voi.

La prima è una raccolta firme, attraverso due diverse petizioni, che trovate cliccando sui seguenti link:

https://www.change.org/p/giustizia-per-angelo-andreaorlandosp

https://firmiamo.it/giustizia-per-angelo--cane-torturato--e-ucciso--a-cosenza

Ci vuole un minuto a firmare, ma è davvero un passo importante, per andare avanti. Ringrazio la persona, che ha messo il link sulla mia pagina facebook, lasciandola anonima per ovvie ragioni di privacy.

La seconda è, invece - come potete vedere dalla locandina qui a lato -, un'iniziativa promossa dal Nucleo Operativo Italiano Tutela Animale, che sarà presente al processo contro gli assassini di Angelo, e in programma per il prossimo 24 novembre.

Si tratta di una manifestazione organizzata proprio in memoria di Angelo a Sangineto, con la speranza che siano presenti tantissime persone per esprimere la loro solidarietà a quello che - ricordo fino allo sfinimento - davvero non era un cazzo di cane, ma una vita con molta più dignità di chi l'ha uccisa in maniera così vile.

L'appuntamento è per le ore 14.30, con partenze previste da varie parti di Italia.





Sabrina Rosa

lunedì 24 ottobre 2016

"Ma per piacere, per un cazzo di cane!" Forse lo è per voi, ma il popolo animalista non la vede così e pretende giustizia per Angelo

- Immagine tratta dal sito de "Le Iene" -


"Ma per piacere, per un cazzo di cane!". Un'unica frase racchiude in sé, con pochissime parole, l'inciviltà di un paese - nello specifico Sangineto, in provincia di Cosenza- , che si schiera dalla parte dei suoi "concittadini", invece di chiedere scusa per aver dimostrato di essere insensibili e privi di umanità.

Una storia che ha scosso anche i più duri, che è rimbalzata come una pallina impazzita in tutti i social, arrivando a sollevare un potente polverone mediatico perchè non si può seviziare ed impiccare un cane randagio.

Ma qui sembra che la cosa non abbia destato alcuna reazione. Ossia il fatto che 4 ventenni (questi i loro nomi, che spero rimangano impressi nelle menti di ognuno perché non vanno dimenticati: Luca Bonanata, Francesco Bonanata, Giuseppe Liparoto, Nicholas Fusaro) si siano divertiti ad uccidere e a postare le loro bravate non sembra che possa essere importante, anzi tutti a difenderli. Tutti a dare contro anche all'inviata della trasmissione Le Iene, Nina Palmieri, che cercava - per quanto possibile - di capire!





E, quindi, questi 4 mostri - a detta dei loro concittadini - avrebbero solo fatto una bravata! Accidenti che bella cultura laggiù, che bel modo di intendere le "bravate"! Uccidere sarebbe una bravata. seviziare sarebbe sempre una bravata! Filmare delle torture sarebbe, ancora una volta, una bravata!
Bell'educazione e bei principi che passano in questo paese!

E quale sarebbe stata la colpa - semmai possano esistere colpe che meritino ancora nel 2016 la pena dell'impiccagione - di un povero cane randagio?

Ora si chiede giustizia per Angelo. Questo il  nome dato al povero malcapitato dal popolo della rete, che vuole, anzi pretende pene esemplari per gente del genere.  

La cosa che più spaventa è che si fanno raccolte firme per fermare il Festival di Yulin in Cina, le fattorie della Bile in Oriente, il consumo di fegato d'oca in Francia ma qui - signori miei- i mostri, quelli veri li abbiano in casa!

Eccoli qui: quattro ventenni che uccidono un animale indifeso per cosa? Noia? Bisogno di sentirsi forti? O cos'altro? Un intero paese a difendere a spada tratta quelli che sono solo esempi del proprio fallimento di essere umani. 

E li difendono con forza, arrivando anche a minacciare l'inviata del programma Le Iene, alla quale viene intimato di andar via o verrà colpita con una pala. E' bello vedere di quanta grazia sia dotata certa gente, anche davanti ad una telecamera! Coraggiosi davvero! Prima se la prendono con un cane, poi con una donna...poi abbiamo anche altro in programma?

Accidenti che bel posto. Tutto ruota intorno alla violenza, alla forza fisica. Ma si sa che quando è il lato bruto dell'uomo a prevalere, allora non c'è speranza. lo insegna la storia, che le popolazioni dominate solo dalla prevaricazioni, nel tempo, si sono autodistrutte e non potrà che essere così.



Gli antichi greci recitavano: "Le colpe dei padri, ricadono sui figli!". E sembra che tutto ciò valga ancora...Questi quattro ragazzi privi di cuore, di sentimenti e di empatia, sono solo il frutto marcio di una pianta che non può essere sana e che, quindi, non porterà mai nulla di buono alla terra.

L'immagine di Angelo a me provoca un dolore forte. Il pensiero che si sia fidato di questi quattro mostri (voglio ripeterlo all'infinito) e che poi sia stato colto da terrore, una volta che ha compreso ciò che stava accadendo, diventa quasi intollerabile per quanto atroce!

Tutto ciò mi fa salire una rabbia quasi incontrollabile, alla quale però non voglio cedere, per non diventare proprio come questi quattro mostri (ancora una volta si!), attorniati da altrettanti consimili, che non conoscono dolore e pentimento, che credono di essere padroni delle vite altrui, che decretano che si tratti di avere ucciso solo "un cazzo di cane!".

Sono punti di vista...solo meri punti di vista!

Chissà quante persone in questo momento stanno pensando che voi siete solo dei "ca..i di umani!", con l'unica differenza che Angelo sapeva donare amore e voi, invece, siete contenitori vuoti, senza alcuna utilità per questo pianeta!

Ovviamente le proteste andranno avanti, fin quando non ci sarà una risposta significativa. In rete nomi e volti dei quattro mostri vengono condivisi ogni giorno, perché non si dimentichino, perché non possano nascondersi tra gli altri, come fossero persone normali. Avete voluto un video? Bene il popolo animalista vi aiuterà a rimanere famosi...come meritate di essere!

Un grazie alla trasmissione Le Iene, che ha dato dignità ad Angelo.

Sabrina Rosa